Riclassificare il bilancio: perché e come
Lo schema del codice civile serve a depositare il bilancio, non a capirlo. Ecco come riordinare i numeri per leggere davvero la salute della tua impresa.
Ogni anno approvi e depositi il bilancio. Lo firmi, lo guardi di sfuggita, controlli l'utile e lo archivi. Eppure dentro quei numeri ci sono le risposte alle domande che contano: l'azienda sta in piedi da sola? Riesce a pagare i debiti in scadenza? Quanto rende il capitale che ci hai messo?
Per rispondere bisogna riclassificare il bilancio: prendere le stesse voci e riordinarle secondo una logica diversa. Non si cambia nessun numero. Si cambia il modo di raggrupparli. È la stessa operazione che fa la banca quando valuta una richiesta di fido.
1. I limiti dello schema civilistico
Gli schemi di stato patrimoniale e conto economico sono fissati dagli artt. 2424 e 2425 del codice civile. Sono pensati per dare un'informazione uniforme a soci, creditori e terzi. Per l'analisi, però, hanno alcuni limiti.
- L'attivo è ordinato per destinazione, non per scadenza. Un credito verso un cliente che pagherà fra tre anni finisce nell'attivo circolante, accanto alla cassa. L'importo oltre l'esercizio va indicato a parte, ma è facile non vederlo.
- I debiti sono raggruppati per natura. Il mutuo e lo scoperto di conto stanno insieme sotto "debiti verso banche". Per capire cosa scade nei prossimi 12 mesi bisogna andare a cercare la quota entro l'esercizio.
- Il conto economico non mostra i margini intermedi. Lo schema civilistico confronta valore e costi della produzione per natura. Non trovi scritto da nessuna parte il valore aggiunto né l'EBITDA, cioè proprio i numeri che guardano banche e investitori.
- Gli schemi semplificati dicono ancora meno. Il bilancio in forma abbreviata (art. 2435-bis c.c.) e quello delle micro-imprese (art. 2435-ter c.c.) accorpano molte voci. Spesso servono i dati della contabilità per completare il quadro.
La riclassificazione risolve questi problemi. Esistono diversi criteri: i più usati sono quello finanziario e quello funzionale per lo stato patrimoniale, quello a valore aggiunto per il conto economico.
2. Lo stato patrimoniale secondo il criterio finanziario
Il criterio finanziario ordina le voci in base al tempo in cui diventano liquide (gli impieghi) o in cui vanno pagate (le fonti). Lo spartiacque è sempre lo stesso: 12 mesi.
Impieghi (attivo):
- Attivo fisso: tutto ciò che torna in cassa oltre 12 mesi. Immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie, più i crediti con scadenza oltre l'anno.
- Attivo circolante: ciò che diventa liquido entro 12 mesi. Rimanenze, crediti a breve, liquidità (cassa e banche).
Fonti (passivo):
- Patrimonio netto: capitale, riserve e utile dell'esercizio (se ne è prevista la distribuzione, l'utile va tra i debiti a breve).
- Passività consolidate: debiti che scadono oltre 12 mesi. Quota a lungo dei mutui, TFR, fondi rischi.
- Passività correnti: debiti da pagare entro 12 mesi. Fornitori, scoperti di conto, rate dei mutui in scadenza nell'anno, debiti tributari e previdenziali.
Lo scopo è semplice: verificare che gli investimenti a lungo termine siano finanziati da fonti a lungo termine, e che i debiti a breve siano coperti da attività che si incassano a breve.
3. Il criterio funzionale e la posizione finanziaria netta
Il criterio funzionale, detto anche di pertinenza gestionale, separa ciò che riguarda l'attività tipica da ciò che riguarda il modo in cui l'attività è finanziata.
- Capitale investito operativo netto: immobilizzazioni più capitale circolante operativo (rimanenze e crediti commerciali), meno le passività operative (fornitori, debiti tributari e previdenziali, TFR). È il capitale che serve per far funzionare l'azienda.
- Posizione finanziaria netta (PFN): debiti verso banche e altri finanziatori, meno la liquidità. È il debito finanziario "vero".
È la lettura preferita da banche e valutatori, perché isola la PFN, il numero che poi si confronta con l'EBITDA. Sul TFR ci sono scelte diverse: qui lo trattiamo come passività operativa, alcuni analisti lo considerano debito finanziario.
4. Il conto economico a valore aggiunto
Lo schema a valore aggiunto riordina gli stessi costi e ricavi del conto economico civilistico per far emergere, uno dopo l'altro, i margini che contano.
- Valore della produzione: ricavi delle vendite, più la variazione delle rimanenze di prodotti e dei lavori in corso, più gli altri ricavi della gestione caratteristica.
- Valore aggiunto: valore della produzione meno i costi esterni (materie consumate, servizi, godimento di beni di terzi, oneri diversi). Misura la ricchezza creata dall'impresa.
- EBITDA o margine operativo lordo (MOL): valore aggiunto meno il costo del personale. È la cassa potenziale generata dalla gestione caratteristica.
- EBIT o reddito operativo: EBITDA meno ammortamenti e accantonamenti.
Dopo l'EBIT vengono la gestione finanziaria (interessi), le imposte e infine l'utile netto.
Esiste anche lo schema a costo del venduto: ricavi meno il costo industriale dei prodotti venduti danno il margine lordo industriale; togliendo i costi commerciali e amministrativi si arriva al reddito operativo. È molto utile per capire la redditività per prodotto o per linea, ma richiede una contabilità analitica. Dal bilancio depositato non si ricava in modo affidabile.
5. Un esempio con numeri piccoli
Prendiamo una piccola impresa manifatturiera con 800.000 € di ricavi. Ecco il suo stato patrimoniale riclassificato con il criterio finanziario.
| Impieghi | Importo | Fonti | Importo |
|---|---|---|---|
| Immobilizzazioni immateriali | 20.000 | Capitale sociale | 50.000 |
| Immobilizzazioni materiali | 280.000 | Riserve | 130.000 |
| Immobilizzazioni finanziarie | 10.000 | Utile dell'esercizio | 20.000 |
| Attivo fisso | 310.000 | Patrimonio netto | 200.000 |
| Rimanenze | 90.000 | Mutui oltre 12 mesi | 140.000 |
| Crediti verso clienti | 150.000 | TFR | 40.000 |
| Passività consolidate | 180.000 | ||
| Altri crediti a breve | 20.000 | Debiti verso fornitori | 120.000 |
| Cassa e banche | 30.000 | Banche a breve (scoperti e rate entro 12 mesi) | 70.000 |
| Debiti tributari e previdenziali | 30.000 | ||
| Attivo circolante | 290.000 | Passività correnti | 220.000 |
| Totale impieghi | 600.000 | Totale fonti | 600.000 |
Ora il conto economico dello stesso anno, riclassificato a valore aggiunto.
| Voce | Importo | % sui ricavi |
|---|---|---|
| Ricavi delle vendite | 800.000 | 100,0% |
| Variazione rimanenze di prodotti | 10.000 | 1,3% |
| Valore della produzione | 810.000 | 101,3% |
| Consumi di materie | (400.000) | 50,0% |
| Servizi e godimento beni di terzi | (130.000) | 16,3% |
| Oneri diversi di gestione | (10.000) | 1,3% |
| Valore aggiunto | 270.000 | 33,8% |
| Costo del personale | (180.000) | 22,5% |
| EBITDA (margine operativo lordo) | 90.000 | 11,3% |
| Ammortamenti e accantonamenti | (50.000) | 6,3% |
| EBIT (reddito operativo) | 40.000 | 5,0% |
| Oneri finanziari netti | (12.000) | 1,5% |
| Risultato prima delle imposte | 28.000 | 3,5% |
| Imposte sul reddito | (8.000) | 1,0% |
| Utile netto | 20.000 | 2,5% |
Con il criterio funzionale gli stessi numeri si leggono così. La PFN è pari ai debiti verso banche (140.000 + 70.000) meno la cassa (30.000): 180.000 €. Il capitale investito netto è il totale attivo (600.000) meno la cassa (30.000) e le passività operative (fornitori 120.000, debiti tributari e previdenziali 30.000, TFR 40.000): 380.000 €. E infatti 200.000 di patrimonio netto più 180.000 di PFN fanno 380.000.
6. Gli indici che ne derivano
Riclassificare serve a calcolare gli indici. Ecco i principali, applicati all'esempio.
| Indice | Formula | Valore | Lettura |
|---|---|---|---|
| Margine di struttura primario | Patrimonio netto − attivo fisso | −110.000 | I soci da soli non coprono le immobilizzazioni: normale per una PMI |
| Margine di struttura secondario | PN + passività consolidate − attivo fisso | 70.000 | Le fonti a lungo coprono gli investimenti a lungo |
| Capitale circolante netto | Attivo circolante − passività correnti | 70.000 | Le attività a breve superano i debiti a breve |
| Indice di liquidità | (Attivo circolante − rimanenze) ÷ passività correnti | 0,91 | Senza vendere il magazzino, la copertura è appena sotto 1 |
| PFN / EBITDA | 180.000 ÷ 90.000 | 2,0 | Servirebbero circa due anni di EBITDA per azzerare il debito |
| ROE | Utile netto ÷ patrimonio netto | 10,0% | Rendimento del capitale dei soci |
| ROI | EBIT ÷ capitale investito netto | 10,5% | Rendimento della gestione caratteristica |
| ROS | EBIT ÷ ricavi | 5,0% | Margine operativo su ogni euro venduto |
Due osservazioni. Il CCN coincide con il margine di struttura secondario: è normale, sono due modi di guardare lo stesso equilibrio. E un indice da solo dice poco. Va confrontato con gli anni precedenti e con le imprese dello stesso settore. Un PFN/EBITDA di 2 è tranquillo per un'impresa manifatturiera; lo stesso valore va letto con più attenzione se l'EBITDA è in calo da tre anni.
Il ROI (10,5%) supera il costo medio del debito (12.000 di oneri su 210.000 di debiti bancari, circa il 5,7%). Vuol dire che il debito, in questo caso, lavora a favore dei soci: è l'effetto leva.
7. E se sei in contabilità semplificata?
Ditte individuali e società di persone in contabilità semplificata non redigono lo stato patrimoniale. Hanno un prospetto dei costi e dei ricavi, da cui si può ricostruire un conto economico a valore aggiunto abbastanza fedele.
Per la parte patrimoniale, invece, bisogna ricostruire i dati da fonti esterne: estratti conto, piani di ammortamento dei mutui, scadenziari di clienti e fornitori, registro dei beni ammortizzabili, inventario di magazzino. Il risultato è utile, ma resta indicativo: non c'è una contabilità in partita doppia che garantisca la quadratura. Gli indici patrimoniali, in questi casi, vanno presi come ordini di grandezza.
Conclusioni
Riclassificare il bilancio non è un esercizio da manuale. È il passaggio che trasforma un documento obbligatorio in uno strumento di gestione. Ti dice se la struttura è equilibrata, quanta cassa genera l'attività e quanto debito puoi sostenere. Ed è esattamente quello che farà la banca, con o senza di te: meglio arrivarci preparati.
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