Guida · Allerta della crisi

Gli indici di allerta della crisi d'impresa

Cosa chiede oggi la legge all'imprenditore, quali segnali tenere d'occhio e perché la previsione di cassa a 12 mesi è lo strumento che conta di più.

Report Impresa 360 · 2026

Una crisi d'impresa raramente arriva all'improvviso. Quasi sempre manda segnali per mesi: stipendi pagati in ritardo, fornitori che sollecitano, il fido sempre al limite, l'IVA rimandata "al mese prossimo". Il problema è che spesso nessuno li mette in fila.

Il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza chiede proprio questo: accorgersi in tempo dei segnali e intervenire quando ci sono ancora margini di manovra. In questa guida vediamo cosa prevede la norma, quali indicatori usare e come costruire un sistema di controllo semplice, alla portata di una piccola impresa.

Questa guida ha finalità informative e non sostituisce una consulenza professionale sul caso specifico.

1. Il quadro normativo

Il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è in vigore dal 15 luglio 2022. Prima dell'entrata in vigore è stato profondamente modificato dal D.Lgs. 83/2022, che ha recepito la direttiva europea sulla ristrutturazione preventiva. È stato poi ritoccato da altri correttivi, l'ultimo dei quali è il D.Lgs. 136/2024.

Rispetto alla versione originaria del 2019 sono spariti gli OCRI e le "procedure di allerta" esterne. Al loro posto ci sono tre pilastri:

  • l'obbligo di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili;
  • i segnali di allarme indicati dalla legge e le segnalazioni di organo di controllo, banche e creditori pubblici;
  • la composizione negoziata, uno strumento volontario per affrontare la crisi prima che diventi insolvenza.

2. Cos'è la crisi per la legge

L'art. 2 del Codice definisce la crisi come lo stato del debitore che rende probabile l'insolvenza e che si manifesta con l'inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte alle obbligazioni nei successivi 12 mesi.

Due parole chiave. Probabile: la crisi viene prima dell'insolvenza, cioè prima che l'impresa smetta davvero di pagare. Prospettici: conta la cassa che entrerà e uscirà nei prossimi mesi, non solo il bilancio dell'anno scorso. Un'impresa può avere un utile in bilancio ed essere in crisi, se nei prossimi mesi non avrà la liquidità per pagare rate, fornitori e tasse.

3. Gli adeguati assetti

L'art. 2086 del codice civile impone a chi fa impresa in forma societaria o collettiva di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche per rilevare tempestivamente la crisi. L'art. 3 del Codice ribadisce l'obbligo e lo estende, in forma di "misure idonee", all'imprenditore individuale.

Secondo l'art. 3, gli assetti devono permettere di:

  • rilevare eventuali squilibri patrimoniali o economico-finanziari;
  • verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i 12 mesi successivi;
  • ricavare le informazioni necessarie per la lista di controllo e il test pratico sulla perseguibilità del risanamento.

"Adeguato" non vuol dire complicato. Per una piccola impresa può bastare una contabilità aggiornata, uno scadenziario affidabile e una previsione di cassa rivista ogni mese. L'importante è che esista, che sia usata e che se ne possa dare prova.

4. I segnali di allarme dell'art. 3

Il comma 4 dell'art. 3 elenca quattro segnali concreti. Sono semplici da verificare e non richiedono calcoli complessi.

Tabella 1 · I segnali di allarme (art. 3, comma 4, CCII)
AreaQuando scatta il segnale
DipendentiDebiti per retribuzioni scaduti da almeno 30 giorni, pari a oltre la metà dell'ammontare complessivo mensile delle retribuzioni
FornitoriDebiti verso fornitori scaduti da almeno 90 giorni, di ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti
BancheEsposizioni verso banche e intermediari finanziari scadute da più di 60 giorni, o oltre il limite degli affidamenti da almeno 60 giorni, se rappresentano complessivamente almeno il 5% del totale delle esposizioni
Enti pubbliciUna o più delle esposizioni debitorie previste dall'art. 25-novies, comma 1 (contributi, premi assicurativi, IVA, carichi affidati alla riscossione)

Un esempio sui fornitori. Se hai 80.000 € di debiti verso fornitori ancora da scadere e 95.000 € scaduti da oltre 90 giorni, il segnale è acceso: lo scaduto "vecchio" supera il non scaduto. Non significa automaticamente che l'impresa sia in crisi, ma è il momento di fermarsi e fare i conti.

5. Le segnalazioni dei creditori pubblici

L'art. 25-novies prevede che alcuni creditori pubblici qualificati segnalino all'imprenditore, e all'organo di controllo se c'è, i debiti scaduti e non pagati oltre determinate soglie. Sono:

  • INPS, per i contributi previdenziali;
  • INAIL, per i premi assicurativi;
  • Agenzia delle Entrate, per l'IVA risultante dalle liquidazioni periodiche;
  • Agenzia delle Entrate-Riscossione, per i carichi affidati alla riscossione.

Le soglie e i termini sono fissati dalla legge, variano per ente e in alcuni casi per tipo di impresa, e sono stati ritoccati nel tempo: conviene verificarli caso per caso con il proprio commercialista. La segnalazione arriva via PEC e invita l'imprenditore a valutare se ricorrono i presupposti per la composizione negoziata.

Anche le banche, quando modificano o revocano gli affidamenti, ne danno notizia all'organo di controllo (art. 25-decies). E l'organo di controllo, se c'è, deve segnalare per iscritto agli amministratori la presenza dei presupposti per la composizione negoziata (art. 25-octies).

6. La composizione negoziata

La composizione negoziata (artt. 12 e seguenti) è lo strumento pensato per intervenire presto. L'imprenditore che si trova in condizioni di squilibrio tali da rendere probabile la crisi o l'insolvenza, ma con un risanamento ragionevolmente perseguibile, può chiedere la nomina di un esperto indipendente tramite la piattaforma telematica nazionale gestita dalle Camere di commercio.

L'esperto aiuta a trattare con creditori e banche. Il percorso è volontario e riservato, e l'impresa continua a essere gestita dall'imprenditore. Si possono chiedere misure protettive per evitare azioni esecutive durante le trattative. Sulla piattaforma è disponibile anche un test pratico per una prima verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento.

7. Gli indici del CNDCEC: cosa sono oggi

Nella versione originaria del Codice, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti (CNDCEC) aveva elaborato nel 2019 un sistema di indici della crisi. Funzionava a cascata:

  1. Patrimonio netto negativo (o sotto il minimo legale): segnale di crisi.
  2. DSCR a 6 mesi inferiore a 1: i flussi di cassa previsti nei sei mesi successivi non coprono i debiti in scadenza.
  3. Se il DSCR non era disponibile o affidabile, cinque indici settoriali, con soglie diverse per settore, da superare tutti insieme:
    • sostenibilità degli oneri finanziari (oneri finanziari su ricavi);
    • adeguatezza patrimoniale (patrimonio netto su debiti totali);
    • ritorno liquido dell'attivo (cash flow su totale attivo);
    • liquidità (attivo a breve su passivo a breve);
    • indebitamento previdenziale e tributario (debiti previdenziali e tributari su totale attivo).

Con la riforma del 2022 quel sistema non è più previsto dalla legge e non è un obbligo. Resta però un riferimento utile: gli indici sono facili da calcolare partendo da un bilancio riclassificato e il DSCR prospettico è coerente con la nuova definizione di crisi, tutta basata sui flussi di cassa futuri. Molti professionisti continuano a usarli come parte degli adeguati assetti.

8. Una checklist pratica

Ecco un sistema minimo di controllo, da adattare alla dimensione della tua impresa.

Tabella 2 · Checklist di monitoraggio
ControlloFrequenzaSegnale di attenzione
Stipendi e retribuzioniMensileRetribuzioni non pagate da 30 giorni o più
Scadenziario fornitoriMensileScaduto oltre 90 giorni vicino o superiore al non scaduto
Affidamenti e Centrale RischiMensileSconfinamenti o rate non pagate che durano da settimane
IVA, ritenute, contributi, premi INAILMensileVersamenti saltati, rate di dilazioni non pagate
Previsione di cassa a 12 mesiMensileSaldo previsto negativo o oltre il fido in uno dei mesi
Situazione contabile infrannualeTrimestralePerdite che riducono il capitale di oltre un terzo (artt. 2446 e 2482-bis c.c.)
DSCR prospetticoTrimestraleValore inferiore a 1 nei sei o dodici mesi successivi
Indici di bilancio (CCN, PFN/EBITDA, indice di liquidità)TrimestralePeggioramento per due trimestri di fila

9. Lo strumento chiave: la previsione di cassa a 12 mesi

Se dovessi tenere un solo strumento, tieni questo. La legge definisce la crisi guardando ai flussi di cassa dei prossimi 12 mesi: la previsione di cassa risponde esattamente a quella domanda.

Si costruisce così: parti dal saldo di cassa e banche di oggi, stima mese per mese gli incassi (dai clienti, non dal fatturato) e i pagamenti (fornitori, personale, imposte, rate). Il saldo finale di un mese diventa il saldo iniziale del successivo. Ogni mese sostituisci le previsioni con i dati reali e aggiungi un mese in fondo.

Ecco un esempio, raggruppato per trimestri per brevità. Nella pratica conviene lavorare mese per mese.

Tabella 3 · Previsione di cassa a 12 mesi (esempio, €)
Voce1° trim.2° trim.3° trim.4° trim.Totale
Cassa e banche iniziali10.00023.00041.000−1.00010.000
Incassi da clienti200.000220.000160.000230.000810.000
Pagamenti a fornitori(110.000)(120.000)(105.000)(125.000)(460.000)
Personale e contributi(50.000)(50.000)(60.000)(60.000)(220.000)
Imposte e IVA(15.000)(20.000)(25.000)(15.000)(75.000)
Rate dei finanziamenti(12.000)(12.000)(12.000)(12.000)(48.000)
Flusso del periodo13.00018.000−42.00018.0007.000
Cassa e banche finali23.00041.000−1.00017.00017.000
Flusso di cassa per trimestre (esempio, migliaia di €)
+131° trim. +182° trim. −423° trim. +184° trim.

Cosa ci dice la tabella? Sull'anno l'impresa genera cassa (+7.000 €). Ma nel terzo trimestre gli incassi calano per la stagionalità, mentre personale e imposte crescono. A fine settembre il conto va sotto di 1.000 €, e a metà trimestre probabilmente molto di più.

Saperlo a gennaio cambia tutto. Puoi chiedere per tempo un aumento del fido o un finanziamento stagionale, concordare con un fornitore una dilazione, anticipare alcuni incassi, spostare un investimento. Scoprirlo ad agosto, con gli stipendi da pagare, significa invece trovarsi con stipendi in ritardo, IVA non versata e fido sconfinato: proprio i segnali di allarme dell'art. 3.

Conclusioni

La legge non chiede all'imprenditore di prevedere il futuro. Chiede di guardare avanti con metodo: conti aggiornati, uno scadenziario affidabile, una previsione di cassa a 12 mesi rivista ogni mese e pochi indici seguiti con costanza. È anche il modo migliore per presentarsi in banca con credibilità e per decidere con lucidità quando le cose si complicano.

Gli indici sui tuoi numeri

Con l'analisi di bilancio calcoliamo sui tuoi bilanci gli indici di redditività, liquidità e solidità. Se fai il business plan, puoi aggiungere la lettura della Centrale Rischi, che controlla anche i segnali di allarme verso le banche.

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